Le medaglie presentate in questo libro testimoniano gli
avvenimenti del periodo storico dal 1735, anno del ritorno dei
Regni di Napoli e di Sicilia all'autonomia dinastica con Carlo
di Borbone, al 1861, anno dell'esilio di Francesco II e fine del
Regno delle Due Sicilie. A distanza di anni, oggi possiamo certamente
affermare che le medaglie hanno adempiuto alla funzione celebrativa
per le quali erano state concepite, e ai nostri occhi la visione
e la certezza di quelle vicende è chiaramente leggibile.
Esse tramandano a noi gli eventi più importanti
di quel periodo, sia politici che storici, militari, religiosi,
personali dei Reali, e tutto quanto hanno cercato di ricordare
ai posteri. E' dunque la memoria del Reame più importante
d'Italia, con i fasti, le glorie, la storia che ritorna a vivere
sotto i nostri occhi, grazie a questa tangibile documentazione
di avvenimenti che godrà del ricordo delle future generazioni
così come avveniva con i cosiddetti “medaglioni”
nell'antichità. Sono stato coadiuvato in questo lavoro
dall'esperienza di conoscitori, collezionisti, mercanti ed esperti
di medaglie dei Borbone, e spesso ho avuto dei consigli preziosi.
Dall'inizio mi sono imposto dei limiti quali: attenermi ai documenti
originali, adottare una interpretazione oggettiva, escludere le
considerazioni personali e soggettive ed evitare le supposizioni.
La lettura e la descrizione delle medaglie è stata condotta
al microscopio, e i risultati dell'attenta osservazione è
riportata esattamente. La datazione è quella riportata
sulle medaglie, e quando manca , è limitata dalle parentesi,
giungendo a questo risultato con il suffragio di quanto ho potuto
consultare ( Ricciardi, Siciliano, Julius, Bramsen, Tresor, Bollettino
Circolo Numismatico Napoletano, Catemario, Coll. Banco di Napoli,
Essling, Bartolotti, Scerni Neri, Coll. Museo di San Martino di
Napoli, Coll. Santangelo del Museo Archeologico di Napoli, Museo
di Brera, di Vienna, di Palermo e altre collezioni sia pubbliche
che private, archivi, biblioteche ed altro ancora).
Ho anche tenuto presente che la data riportata sulle medaglie
riguarda gli avvenimenti e non l'anno della loro "emissione",
poiché a volte furono fatte dopo l'evento. Ho creduto opportuno
e giustificato per la cronologia della datazione, non mettere
a "parte" le medaglie degli Uomini Illustri e i Distintivi
d'Onore e quelle premio o altre per il semplice motivo di dare
di esse il giusto inquadramento, giustificandomi nel dire che
esse furono coniate nel loro tempo e non a "parte".
Nella descrizione ho preferito limitarmi ed ho adottato spesso
una sintesi particolareggiata invece di una descrizione enfatica
e ridondante.
Per quanto riguarda la descrizione delle leggende del dritto e
del rovescio, grazie ad una più attenta analisi di esemplari
di splendida conservazione nonché a pubblicazioni più
aggiornate ed ai migliorati mezzi tecnici informativi, certamente
non disponibili ai miei Illustri predecessori, ho apportato quelle
modifiche necessarie al fine di poter catalogare esattamente ciò
che le stesse medaglie riportavano.
Ho avuto occasione di ricollegare, anzi di scoprire che spesso
le leggende in latino riportate sulle medaglie, appartenevano
ad opere di sommi letterati della classicità come Orazio,
Virgilio, Cicerone , attestanti la profonda conoscenza degli artefici
e maestri di Zecca nell'epoca delle varie emissioni e spesso erano
suggerite dai dotti e dai più eruditi di quei tempi, il
tutto finalizzato alla creazione delle medaglie che come un protocollo
degli atti ufficiali, solennizzavano e consacravano ai posteri
gli avvenimenti. Come è consuetudine ho dato una indicazione
distintiva di ogni singola medaglia o gruppi che riguardano lo
stesso avvenimento, avendo come orientamento la interpretazione
delle leggende o la loro traduzione dal latino e spesso gli stessi
documenti che ho avuto occasione di scoprire hanno riportato delle
medaglie al loro riconoscimento ed al motivo vero per il quale
vennero coniate.
Ho riportato “primiter“ la paternità artistica
delle medaglie firmate, non tanto per un atto di devozione ma
come un elogio per l'opera eseguita dai valenti autori che "fecero"
queste opere impareggiabili e per il giusto riconoscimento a loro
dovuto. Per quanto riguarda il peso delle medaglie ho preferito
omettere questi dati per il motivo delle differenze a volte ragguardevoli
che si riscontrano su esemplari uguali poichè non erano
vincolate a regole prefissate e le maestranze della Zecca si adeguavano
al momento proprio in virtù di una produzione libera, conferendo
al prodotto caratteristiche e qualità particolari ed uniche
ad ogni esemplare.
Di tante medaglie ho narrato la "Historia" attenendomi
esclusivamente alle fonti e spesso ai cronisti dell'epoca che
con le loro interpretazioni e narrazioni spesso colorite con "
la lingua Napoletana " tengono alto il ritmo degli eventi
narrati. Di proposito non ho preso in esame una categoria specifica
di medaglie, quelle uniface o placchette, alcune religiose ed
altre di provenienza privata, la maggior parte di quelle in piombo,
e quelle delle figlie dei Regnanti riguardanti gli avvenimenti
dopo che si sono sposate, per il motivo di lasciare a quache altro
studioso che ben più di me potrà fare e completare
una futura appendice a questo libro.Una particolare riconoscenza
agli studiosi del periodo storico considerato in questo libro
che hanno pubblicato i loro lavori e ho avuto modo di consultare
e di menzionare.
Mi sento infine vincolato da un dovere di pura riconoscenza e
gratitudine per la stesura di questo libro, in particolare verso
tutti i carissimi studiosi ed esperti nonché amici Giuseppe
ed Alberto de Falco, Roberto Russo, Prof. Dott. Michele Pannuti,
Dott. Gaetano Fiorentino, Dott. Massimo Carafa Jacobini, Gr. Uff.
Dott. Francesco Giannoccaro, Prof. Antonio D’Ambrosio, Prof.
Raffaele Adinolfi, Dott. Antonio Massa, Prof. Mario Macciocchi,
Prof. Nicola Mancini, Prof. Antonino Cuomo, che con la loro raffinata,
colta e ricca esperienza hanno saputo accendere i miei interessi
e la passione per queste discipline, ed ancora un ringraziamento
fraterno và a coloro che sono stati munifici e dispendiosi
di consigli determinanti.
Dedico questo libro a mia moglie Maria, ed ai nostri figli Floriana
e Michele, alla memoria di mia madre Flora Zaccone, di mio padre
Michele, e di mio suocero Angelo De Giorgio, così pure
lo dedico in segno di stima ed affetto, a mio genero Vincenzo
Cozzolino ed all'ultimo arrivato, il mio primo nipotino che si
chiama fortunosamente Carlo.
Salvatore D'Auria
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